Chiedetemi cosa vuol dire sorellanza

Chiedetemi cosa vuol dire sorellanza.

Posso forse dare una risposta ricordando la chiacchierata con Edda Billi in auto andando verso Marino.

Edda è il pilastro del femminismo italiano, 84 anni e lo sguardo veloce e acuto di una combattente mai spenta o sopita o vinta. Forse un po’ stanca sì, ma questa è un’altra storia.

La sorellanza, dicevo a Edda, l’ho capita e sperimentata sul mio corpo e sulla pelle dell’anima (anche lei ha una pelle, e sì) e poi pure da pochissimo.

Niente di esoterico, magico, new age o trascendentale per carità, ricordiamoci di essere creature occidentali con un DNA che ha assorbito i grandi prodotti buoni e nefasti di questa parte del mondo.

La sorellanza parte dal nostro corpo, dai nostri umori, dall’odore della nostra pelle e dei nostri capelli, dalla voce e dal tocco delle mani. Quando si arriva al senso di sorellanza si avverte dentro questa condivisione di storia insieme, fatta di amori felici e non, di relazioni pericolose, di stupri violenze e femminicidi, di vittorie sul campo, di compromessi accettati per andare un pezzo avanti, di figli mariti amanti mogli e compagne. Di Storia mozzata all’inizio (il barlume Edda, ricordi questa parola che hai pronunciato più volte, mentre ieri sera ti ascoltavamo rapite?)

Dicevo a Edda “perchè vedi, non finirò mai di ringraziare il pezzo di femminismo che ho vissuto, quello che mi ha portato ad iscrivermi al consultorio e avevo appena sedici anni, dove si insegnava ad inserire-estrarre-manipolare-inserire di nuovo il diaframma, dove si faceva self help e si invitava le donne a “guardarsela” per capire come si era fatte. Vedi Edda, se non avessi vissuto quel pezzo di storia lì e non lo avessi abbracciato, mi sarei persa tanto e mi sarei persa anche io, soprattutto quando il corpo impazzisce per un dolore dentro che non si capisce, che appare più volte e non vuole andare via. Solo conoscendo e mettendo insieme il dentro con il fuori mi sono salvata”.

E mi sono salvata perchè sono diventata sorella di me stessa. Guardandomi intorno ieri, sotto la luna infedele che non ci ha fatto vedere stelle (ma chissene), c’erano tante donne con anni diversi, scelte diverse, storie differenti e a volte più lievi e a volte più pesanti. Tante sorelle.

Grazie.

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